Violenza e persecuzione in Chiapas: 500 poliziotti fanno irruzione nella comunità zapatista di Cruztón
La vita dei detenuti zapatisti è in pericolo - John Berger, Howard Zinn, Naomi Klein, Anthony Aarnove e Jesusa Rodríguez chiedono la loro liberazione
di Juan Trujillo L. - Speciale per The Narco News Bulletin - 5 maggio 2008

Nel contesto politico messicano in cui i partiti politici sono impegnati nel dibattito sulla riforma energetica che vorrebbe privatizzare il petrolio attraverso la modifica dell'articolo 27 della Costituzione o di una legge di riforma, la comunità zapatista Cruztón, municipio di Venustiano Carranza, Chiapas, all'alba del 26 aprile scorso ha subito l'incursione violenta di circa 500 elementi della Polizia Statale Preventiva.

Negli ultimi mesi, il clima di violenza e persecuzione contro le comunità indigene zapatiste in resistenza è cresciuto considerevolmente in varie zone di influenza ribelle.

In questa particolare azione del governo del Chiapas, le forze di polizia hanno fermato per diverse ore José Lázaro López López, Roberto López López e Manuel. Nel comunicato che dà voce alle testimonianze emesso dalla giunta di buon governo "Corazón céntrico de los zapatistas delante del mundo" di Oventik, nella zona degli Altos, si dice che "è stato veramente degradante ed ingiusto per la comunità, perché si è caratterizzato per le eccessive minacce con le armi ed il maltrattamento verbale". Il pronunciamento racconta inoltre che in questo operativo "si è mostrato qualcosa che in altre occasioni non è successo, come nel caso del dirigente dell'operativo, che era un civile, bianco, armato e con il volto coperto", le vittime - continua il documento - sono: 28 famiglie aderenti all'Altra Campagna, 2 famiglie basi di appoggio dell'EZLN e 14 famiglie appartenenti al Partito Azione Nazionale (PAN)".

La denuncia mostra, in sei punti, un panorama chiaro delle conseguenze dell'attacco e sottolinea che: "Quando sono arrivati, fin dall'inizio hanno cominciato a minacciare ed aggredire bambini e bambine, 'per fargli confessare dove stavano i loro papà' ".

I poliziotti, "hanno perquisito le case senza alcuna ragione né mandato, e come risultato di questo sono state danneggiate 10 abitazioni". Ma non solo hanno danneggiato le case, hanno rubato anche 11.500 pesos e gioielli, e fermato 6 persone (Tiburcio López Hidalgo, Santos Díaz Calvo, Gildardo López, Manuel Gómez López e José Lázaro López López) che sono state picchiate e presentano lesioni in diverse parti del corpo. Il civile armato a guida dell'operativo, secondo la denuncia, riconosciuto come Fidel Gómez González, "ha preso per il collo Josefa Gómez Alvarez, mentre poliziotti e civili armati minacciavano di distruggere le case ed arrestare tutti".

Infine, "la comunità esprime indignazione ed accusa il malgoverno di tradimento, perché si stava cercando di risolvere in maniera pacifica il conflitto per la terra presente in quella comunità, ma il malgoverno risponde in una maniera violenta e che indigna".

Il nucleo del conflitto, secondo la giunta di buon governo è "il pretesto di una presunta invasione di terra", e denuncia che "questo atteggiamento del governo statale e federale, contraddice il loro tanto parlare di mantenere la sicurezza, la tranquillità e la pace, perché non è con gli sgomberi, la repressione, la persecuzione e gli arresti che si ottiene la pace.

Quello che sta facendo il malgoverno con questa azione, è giustificare la militarizzazione delle comunità e così poter saziare il suo desiderio di macchiarsi le mani di sangue indigeno, sangue contadino, sangue povero e del sangue dei lavoratori", conclude il comunicato.

A rischio di morte i detenuti zapatisti

Il preoccupante stato di salute ed il trasferimento dei due detenuti politici zapatisti è una notizia che ha già attraversato il mondo. Si tratta degli indigeni choles Ángel Concepción Pérez Gutiérrez e suo padre Francisco Pérez Vázquez che lo scorso 24 aprile sono stati portati in Chiapas dopo essere usciti dalla prigione di Tlacotalpa, Tabasco, dove erano rimasti per quasi più di 12 anni. Il governo li aveva portati in un ospedale privato della capitale dello stato, Tuxtla Gutiérrez, e questo li aveva costretti ad interrompere lo sciopero della fame che stavano realizzando per chiedere la loro liberazione.

Nonostante il loro ricovero, gli indigeni non hanno avuto una seria assistenza riguardo alle loro precarie condizioni di salute: entrambi con diabete ed una lesione cutanea nel caso di Ángel e sangue nelle vie urinarie, come hanno verificato i suoi familiari. La mancanza di cure adeguate è stata confermata da membri di Sipaz, Pueblos Unidos por la Defensa de la Energía Eléctrica nella zona nord, Pueblo Creyente, L'Altra Campagna di Tabasco ed il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (CDHFC).

Nonostante le dimostrazioni di solidarietà e di protesta nazionali ed internazionali, il governo chiapaneco che ora tiene sotto la sua giurisdizione i detenuti, non ha dato segni di progressi nel procedimento giuridico per risolvere il caso.

In questo contesto, le autorità ribelli della giunta di buon governo “Nueva semilla que va a producir” del caracol V della zona nord, in un comunicato del 25 aprile criticano il governo perché "li ha sequestrati e li tiene sequestrati causando con questo grande dolore e sofferenza nei loro cuori e nei loro corpi che oggi sono malati". Nello stesso tempo, chiedono "l'immediata ed incondizionata liberazione dei nostri compagni Basi di Appoggio che sono innocenti da tutte le accuse mosse contro di loro. Non accetteremo che continuino ad essere sequestrati in altre prigioni".

Una delle azioni di pressione per ottenere la liberazione degli indigeni è stata intrapresa da intellettuali, artisti e giornalisti come John Berger, Howard Zinn, Naomi Klein, Anthony Aarnove e Jesusa Rodríguez, che hanno inviato una lettera lo scorso 26 aprile a Juan Sabines Guerrero, governatore dello stato del Chiapas, e Andrés Granier Melo, governatore dello stato di Tabasco, in cui scrivono: “In nome della più elementare giustizia, e per il rispetto dei diritti umani, sollecitiamo il vostro intervento per liberare in maniera immediata Francisco Pérez Vázquez ed Ángel Concepción Pérez Gutiérrez (...) ", nel documento spiegano che questi sono reclusi "per vendetta politica e senza essere colpevoli del delitto per il quale sono stati condannati a 25 anni di prigione. Si sono dichiarati in sciopero della fame e ci preoccupa seriamente che le loro vite siano a rischio”.

Fatti criminali contro i detenuti di La Voz de Los Llanos

Da settimane i detenuti politici membri della Voz de los Llanos, aderenti della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, che hanno subito aggressioni da parte di altri reclusi nel Cereso 5 di San Cristóbal de las Casas, si è poi saputo in via ufficiosa che all'alba del 29 aprile sono stati trasferiti in un altro penitenziario.

Il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas (CDHFC), ha denunciato che dopo la protesta dello sciopero della fame e digiuno realizzata in tre prigioni chiapaneche tra febbraio e l'inizio di aprile, rimangono in prigione 15 persone della Voz del Amate, la Voz de los Llanos ed il "gruppo zapatista", senza che sia cambiata la sua situazione giuridica.

La lettera di protesta degli intellettuali ed artisti prima citati, chiedeva al governo anche di indagare sui fatti criminali perpetrati in quel centro carcerario "dove i detenuti politici di La Voz de los Llanos sono stati picchiati con brutalità da altri interni al soldo del generale Bartolo García Suárez e dei suoi seguaci, pienamente identificati. E soprattutto che si indaghi e si definiscano le responsabilità del coordinatore dei Ceresos (Centri di Reinserimento Sociali) dello stato, Juan de Jesús Mora Mora; del direttore del Cereso 5, Alejandro Galicia Morales; del sindaco Sergio Lázaro Vicente, e di tutto il personale della prigione la cui partecipazione sia provata, anche per omissione, nella corruzione imperante nel carcere: violenza impune, traffico di droga, imposizione ai lavori forzati e "multe" ai detenuti che "non obbediscono".

Infine - conclude la missiva - “ci pronunciamo per la liberazione dei detenuti della Voz de los Llanos Antonio Díaz Pérez, Tiburcio Gómez Pérez, Juan Díaz López, Miguel Díaz López, Diego Rodríguez Hernández, Nicolás Pérez Núñez ed Agustín Rodríguez Jiménez, e dei loro simpatizzanti Mateo Gómez Santiz, Agustín Díaz Gómez ed Orlando Santizo Castillo, incarcerati senza il beneficio di un processo giusto né il rispetto dei loro diritti umani”.

Si cercano i leader dell’EZLN

Da lunedì 28 aprile è iniziata a circolare la notizia proveniente di una nota ufficiale della Segreteria di Governo, nella quale risulta che, all'inizio di questo anno, funzionari di questo ente hanno cercato di usare membri delle basi dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) per trovare i suoi leader.

"È stato chiesto loro di portarci dai comandanti dell'EZLN, ma (componenti le basi di appoggio) hanno dichiarato che da tempo che non sanno nulla del subcomandante Marcos né dei comandanti zapatisti, che pensano siano fuori del paese", si dice nel documento.

D'altra parte, nelle ultime settimane, alcune dichiarazioni governative hanno rivelato l'intenzione di sciogliere il Coordinamento per il Dialogo ed il Negoziato in Chiapas (Cdnch) col trasferimento delle sue funzioni verso la Commissione Nazionale per lo Sviluppo dei Popoli Indigeni (CDI), secondo informazioni avute in ambito governativo ed il contenuto di una bozza pubblicata all'inizio di questo mese nella pagina elettronica della Commissione Federale di Miglioramento dei Regolamenti. La Commissione per il dialogo in Chiapas fu creata nel 1998, il cui obiettivo era risolvere le cause che avevano dato origine all'insurrezione e, in questo senso, risolvere il conflitto armato. Il Coordinamento, tuttavia, non ha raggiunto gli obiettivi (risolvere le cause che hanno dato origine al conflitto e promuovere una soluzione pacifica) per i quali era stata creata ed ora sarebbe assorbita dalla CNDPI, la quale non ha, nelle sue competenze, quella di risolvere in maniera specifica il conflitto armato.

Infine, gli Accordi di San Andrés non sono stati applicati e malgrado siano stati rimossi i posti di blocco ed alcuni accampamenti militari, la militarizzazione massiccia de territori indigeni continua.

(tradotto dal Comitato Chiapas "Maribel" - Bergamo)

logo

Indice delle Notizie dal Messico


home