PAROLE DI SALUTO DELL'EZLN
AL TERMINE DELLA RIUNIONE DEL 3 E DEL 4 SETTEMBRE 2005

(Versione stenografica)

Bene, compagne e compagni. Vi ringraziamo. Sono già passati tutti quelli che si erano iscritti a parlare, a meno che manchi qualcuno che vuole iscriversi ancora e poi parlare, allora ovviamente lo ascolteremo. All'una… alle due… alle tre. Grazie di essere venuti e di aver ascoltato tutti fino all'ultimo. Le parole finali le rimandiamo a un'altra volta perché è già andata via più della maggioranza. Comunque vi ringraziamo di essere stati e di aver avuto la pazienza di ascoltare gli uni e gli altri.

Chiedo solo a quelli che hanno accesso ad internet che guardino la rivista Rebeldia, la sua pagina internet, perché lì si possono leggere i messaggi che abbiamo lanciato in ogni riunione. Molte delle cose che avete detto qui hanno risposta nei nostri interventi alle riunioni precedenti… ed anche per seguire dove vanno i problemi che si discuteranno nella riunione del 16 settembre.

E come ha detto il compagno, un problema importante è che dobbiamo domandare a tutti quelli che hanno aderito alla Sesta, come la pensano, anche se non possono assistere alla riunione del 16. Inoltre, i compagni della rivista Rebeldia ci stanno dando una mano per mandare a tutti le relazioni, cioè un piccolo riassunto in cui viene ciò che ha detto ognuno.

Vi avverto: soffrirete molto il 16. Bene, incominciando dal 16, perché quello che si è visto qui, non è che la millesima parte di quello che si vedrà il 16 e quello che sarà l'altra campagna. Perché se qui si sono viste molte posizioni personali ed individuali, vi aspetta l'inferno… se non arriviamo con la disponibilità ad ascoltare. Noi ci stiamo allenando.

E vogliamo solo richiamare l'attenzione su una cosa. Queste riunioni preparatorie non sono per fare il Programma Nazionale di Lotta. Sono per preparare come faremo l'altra campagna, per continuare a indirizzare un po' gli argomenti ed i problemi che si dovranno affrontare. Perché i problemi dell'altra campagna sono, per esempio, quando si esce, con chi, in che direzione e poi quale metodo si userà per ascoltare la gente, come la ascoltiamo… perché forse da qualche parte non si potrà far così: aprire un microfono, che la gente partecipi e prendere appunti. Noi dovremo andare nei posti di lavoro, nelle case di ognuno, al mercato, per poter ascoltare la gente e tutto questo costa tempo… quindi poi si saprà qual è il Programma Nazionale di Lotta e possiamo pensare se fare la Nuova Costituzione e tutto il resto.

Perché in molti dei vostri interventi state già dicendo quali sono le tappe, qual è il metodo per approvare la Nuova Costituzione... ma dobbiamo ancora ascoltare molta gente. E dobbiamo ancora vedere come facciamo per uscire. E manca ancora, il che è molto importante, come ci rapportiamo tra di noi, perché a partire dal 16 finisce questo di voi là e noi qua. Bene, credo che la stampa rimarrà sempre là… Ma credo che smetteremo anche di essere interessanti per la stampa, per lo meno per la stampa di fuori, no? Non per i media alternativi.

Quindi la modalità di relazione cioè come si rapporta la nostra organizzazione nell'altra campagna è un punto molto importante, perché come voi vi presentate a titolo individuale o familiare o di banda, così ci sono organizzazioni di migliaia di compagne e compagni con una rivendicazione specifica. Così, i problemi continuano a cambiare. Ci sono operai che chiedono una revisione salariale, o nei problemi perché li vogliono licenziare, come i compagni della Previdenza sociale... Allora diciamo che la discussione sulla nota bibita di coca è importante sì e no… forse non è la loro priorità… come per molti oggi o nelle riunioni precedenti.

Tutto quello che dovete imparare è a digerirlo, a convivere con tutti i più diversi interessi e da lì continuare a lottare, a poco a poco, verso dove va l'altra campagna.

Vi ricordo anche che l'altra campagna non parla a tutta la gente. La Sesta Dichiarazione è molto chiara. Dice: "Parleremo con la gente umile e semplice che sta lottando". Ossia, bisogna sempre scegliere con chi parlare, con chi parliamo. No, non è che ascoltiamo qualsiasi persona, ma ascoltiamo chi ha qualcosa da raccontarci della lotta perché quello che vogliamo fare, è imparare.

Ed infine vorrei richiamare la vostra attenzione, non voglio rimproverarvi, ma farvi porre attenzione su questo punto. Qualunque cosa, perché molti di voi hanno fatto riferimento alla vostra traiettoria insieme a noi dal 1994… qualunque punto di vista abbiate verso altre mobilitazioni nelle quali siamo stati insieme, non ha assolutamente niente a che vedere con quello che succederà ora. Non si tratta di un percorso di palcoscenici, né di grandi discorsi, né come abbiamo cercato di mostrarvi adesso che prima arrivavamo all'atto e tutto si svolgeva sul palco, cioè dall’alto, e quindi arrivavamo e dicevamo la nostra e poi ce ne andavamo via. Poi rimanevate lì discutendo, ballando, ecc. Ora questo piccolo cambiamento che alcuni hanno cominciato a notare, soprattutto quelli che sono venuti a varie riunioni, è che noi facciamo un nostro intervento e poi stiamo attenti a tutto quello che dicono tutti.

Allo stesso modo inizieranno a cambiare molte cose relativamente a ciò che pensate voi rispetto a come sarà l’uscita degli zapatisti. E questo dobbiamo vederlo insieme ed a partire dal 16. È tempo di incominciare a prendere in considerazione questo problema tra tutti voi ed i molti altri che non hanno potuto venire. Approssimativamente ci devono essere circa 300 partecipanti a titolo individuale. Gli osservatori sono circa 200. Ma gli iscritti a titolo individuale sono fino ad ora quasi 1.200. Quindi mancano ancora altri mille come voi che non sono venuti ma che hanno anche loro le loro proposte e le loro idee a livello individuale. La settimana scorsa, otto giorni fa, il totale era 287 fra gruppi, collettivi ed ong. Ad oggi sono già 397. Cioè, in una settimana si sono iscritti 100 gruppi o collettivi in più. Non importa se sono di 2 o 3 persone o se sono più numerosi. L’importante è che sta succedendo questo. Insomma, si vede che alla gente sta bene - a quelli che stanno venendo alle riunioni -, che si sta già cominciando a diffondere ed a promuovere la Sesta. Per questo sta crescendo. Quindi, non aspettatevi niente: né un comunicato, né che ci sia una riunione o un accordo oppure no. L'accordo fondamentale è che adesso siamo insieme nella Sesta e bisogna vedere se ancor più gente si iscrive comprendendo di che si tratta e di che non si tratta… e tutto diventerà sempre più chiaro man mano avanziamo.

Davvero grazie per le difficoltà che avete affrontato per arrivare fino a qua. Grazie per la pazienza per ascoltarsi. E grazie soprattutto ai compagni e le compagne del villaggio di Dolores Hidalgo. Lo dico in loro difesa perché li stanno criticando e criticando per la nota bibita di coca. Normalmente qui non si beve. Quello che succede è che ci sono compagni che sono andati in città con la marcia dai 1.111, alla consulta, ed hanno visto che nelle città la bevono. Allora, hanno pensato che se voi arrivavate, dovevano procurarvela. Qui non si beve perché è molto cara. È più economica un'altra cosa così più piccolina, più dolce di quella bibita di coca, di cui però non dico il nome. Insomma è un modo… per farvi sentire a casa vostra. Forse ci siamo sbagliati ma era per farvi sentire bene qui. Non siete obbligati a berla. Potete bere caffè, pozol o acqua di quella che beviamo noi. Non vi dovete sentire obbligati e, soprattutto, non vi dovete sentire mai aggrediti da quello che facciamo noi.

Poi, rispetto alle critiche su quello che facciamo o smettiamo di fare, vorrei solo ricordarvi che il 1° gennaio 1994, noi, insieme a questi compagni di questi villaggi e di altri molti villaggi, ci siamo levati in armi affinché nessuno più, e mai più, ci venisse a dire che cosa dobbiamo fare, e così sarà.

Grazie, compagni. Buon viaggio.

(traduzione del Comitato Chiapas di Torino)

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