La Jornada - Venerdì 17 settembre 2004
La lotta dell'EZLN cresce ogni giorno di più, dichiara la giunta di buon governo in Oventic
Festa dell'indipendenza presente e futura
Sollecitano gli indigeni che non sono ancora con loro ad unirsi

HERMANN BELLINGHAUSEN - INVIATO

Oventic, Chis, 16 settembre - "La lotta dell'EZLN sta crescendo ogni giorno di più. Ora è più grande la nostra speranza che la nostra battaglia riesca ad ottenere l’autentica democrazia, la libertà e la giustizia per tutti", ha annunciato ieri notte la giunta del buon governo festeggiando il giorno dell’Indipendenza nell'ampio auditorium di legno del caracol Resistenza e Ribellione per l'Umanità. Una festa di colori, ballabili, canzoni e concorsi sul terreno ricoperto da un tappeto di giunchi alla quale sono stati presenti ieri ed oggi circa mille persone, soprattutto giovani.

I loro motivi di celebrazione non sono molto diversi dalle feste patrie che si realizzano in tanti paesi del Messico, municipi, delegazioni, scuole, piazze, ecc. Ma gli zapatisti non festeggiano l'indipendenza del passato, bensì quella del presente e del futuro.

Le altre quattro giunte zapatiste hanno pure festeggiato. Ed almeno qui in Los Altos, tutti i consigli comunali dei municipi autonomi hanno commemorato l'Indipendenza nelle proprie località. Così, ad esempio in San Andrés Sakamch'en de Los Pobres ci sono state due cerimonie zapatiste entrambi molto frequentate: in Oventic e nella presidenza municipale di San Andrés.

Ieri sera, con un interessante discorso, la giunta del buon governo Cuore Centrico degli Zapatisti Davanti al Mondo ha dato lettura dell'Indipendenza dal qui ora zapatista: "Oggi 15 settembre si realizzano 194 anni da quando il padre Miguel Hidalgo iniziò la guerra di indipendenza per liberare dalla schiavitù e dall'oppressione che soffrivano i nostri padri ed antenati messicani di quel tempo, in mani ai conquistatori spagnoli".

Il 16 settembre 1810, "Hidalgo insieme ai suoi compagni e compagne Josefa Ortiz de Domínguez, Ignacio Allende, Ignacio Aldama ed altri ancora, incominciarono una guerra armata per ottenere la libertà e l'indipendenza del Messico. Allora, per farla finita con le ingiustizie, lo sfruttamento, l'oppressione e la schiavitù che vivono gli indigeni e contadini, l'unica strada per liberarsi era una lotta armata, la rivoluzione del paese", hanno spiegato i ribelli.

"Il popolo capì che era necessario fare qualcosa e si dispose a lottare, con a capo il padre Hidalgo. Erano circa 600 persone indigene, contadini ed operai, quelli che incominciarono la guerra, ma in pochi giorni si unirono alla lotta migliaia di persone. Le loro armi erano i loro attrezzi di lavoro, perché non avevano buone armi essendo poveri e schiavi. Ma avevano la ragione ed il desiderio di essere liberi".

Hidalgo fu catturato ed assassinato dai suoi nemici, "ma non finì la guerra, il popolo continuò a lottare". Ammazzarono pure José María Morelos, "ma neanche allora finì la lotta"; la proseguì Vicente Guerriero. Dopo 11 anni di guerra, il Messico diventò indipendente dalla Spagna. Ma "non cambiò la situazione di indigeni e contadini, non finirono l'ingiustizia, il disprezzo, la povertà e la spoliazione delle loro ricchezze naturali".

Per questo motivo, 89 anni dopo "incominciò un'altra rivoluzione contro il mal governo, ora quello di Porfirio Díaz. È quando Francisco I. Madero volle sconfiggere Díaz attraverso elezioni, ma non ci riuscì e per questo motivo chiamò il popolo ad alzarsi in armi. Perché Madero voleva arrivare al potere, ma non per aiutare i poveri e gli indigeni, ma perché gli interessava avere il potere e la ricchezza".

La relazione storica dei tzotziles zapatisti arriva agli "autentici rivoluzionari". Emiliano Zapata "aveva già organizzato migliaia di contadini nel sud e nel centro del paese, per fare la sua rivoluzione contro Díaz, contro gli sfruttatori ed i latifondisti, e contro lo stesso Madero, per questo motivo è una autentica rivoluzione contro il mal governo". Nel nord, "Francisco Villa si alza in armi con migliaia di operai e ferrovieri".

Ambedue sono assassinati, ma "avevano ottenuto qualcosa". Dopo, nuovamente, "i dirigenti, i ricchi ed il loro governo hanno ricominciato a riprendere forza ed incominciarono a dominare, maltrattare, umiliare, sfruttare e schiavizzare di nuovo gli indigeni ed i contadini". Altri si alzano in armi: Lucio Cabañas, Genaro Vázquez, Rubén Jaramillo e ancora molti altri, "ma furono pure loro assassinati dal mal governo.

È per questo che prendendo le idee, il pensiero e l'esempio di Hidalgo, Morelos, Guerrero, Zapata, Villa e degli altri rivoluzionario, un giorno nasce l'EZLN e dà inizio alla sua lotta armata nel 1994". Le ragioni e le cause che "hanno provocato il sollevamento zapatista in Chiapas" sono - dice la giunta del buon governo - fame, umiliazione, oblio. "E questa giusta causa è capita ed appoggiata per molti milioni di fratelli messicani ed anche da fratelli di molti paesi del mondo.

È triste e vergognoso che ancora molti fratelli indigeni poveri non capiscano e si mettano contro la lotta zapatista, perché si mettono contro la storia, la vita e la libertà dei nostri popoli. Speriamo che quelli fratelli, un giorno, riescano a capire e si uniscano a questa lotta, per il bene del popolo del Messico e del mondo".


(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)



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