La Jornada - lunedì 4 ottobre 2004
Vicini del posto hanno attaccato i digiunanti, che sono stati protetti dalla catena umana
Fanno spostare il presidio contro il Wal-Mart in Teotihuacán
Jesusa Rodríguez denuncia "l’assalto nazionale e transnazionale contro il patrimonio culturale"
Agiscono nella zona "gli stessi mercenari" che hanno aggredito in Plaza Jaguares ed a Cuicuilco
Gli attivisti chiedono al governatore Arturo Montiel di adempiere alla propria parola e spostare il centro commerciale

JAVIER SALINO CESAREO – CORRISPONDENTE

Teotihuacan, Mex, 3 ottobre - Attivisti del Fronte Civico in Difesa della Valle di Teotihuacán che sono in sciopero della fame da giovedì scorso, hanno trasportato la loro protesta ed il presidio che avevano di fronte al luogo dove si costruisce un centro commerciale della catena Wal-Mart alla porta principale della zona archeologica.

La decisione è stata quella di evitare uno scontro con un gruppo di vicini del quartiere La Purificación - comunità dove è in corso la costruzione - che dicono di essere a favore e, agendo come gruppo di scontro, hanno cercato di far andar via i tre attivisti in digiuno.

Durante il tentativo di sgombero, i tre attivisti, Emmanuel D'Herrera Arizcorreta, Emma Ortega Moreno e Lorenzo Trujillo, sono stati protetti da una catena umana formata da integranti del Fronte Civico in Difesa del Casinò della Selva, dall'attrice Jesusa Rodríguez e da varie organizzazioni in difesa del patrimonio.

La situazione si è fatta critica per l'aggressività del gruppo a favore della costruzione del centro commerciale.

Urge una manifestazione di artisti, intellettuali, contadini...

Jesusa Rodríguez ha fatto un appello "alla gente che è sensibile alla distruzione del nostro patrimonio e di altri paesi affinché manifestino. Urge che si mobilitino artisti, intellettuali, contadini, stranieri sensibili, perché in questo momento è urgente fermare il Wal-Mart e difendere il patrimonio culturale.

Siamo nelle stesse condizioni di Plaza Jaguares e di Cuicuilco. C'è un assalto nazionale ed internazionale contro il patrimonio culturale, cioè continuano ad essere gli stessi mercenari, ai quali importa solo far denaro e non interessa loro né la cultura né la gente di questo paese".

Da questa mattina presto sono iniziati ad arrivare contingenti in appoggio ai membri del Fronte Civico in Difesa della Valle di Teotihuacán, che lottano perché la costruzione sia interrotta e riubicato il centro commerciale.

La costruzione è su una proprietà di tre ettari, localizzata nel perimetro C di restrizione della zona archeologica di Teotihuacán.

Durante il giorno i lavori sono proseguiti, con l'installazione di materiale elettrico ed alcuni spostamenti di terra, nonostante l'annuncio dello scorso giovedì da parte del governatore dello stato del Messico, Arturo Montiel Rojas, della riubicazione del centro commerciale.

Oltre a Jesusa Rodríguez, rappresentanti del Fronte Civico in Difesa del Casinò della Selva, l'Organizzazione delle Nazioni Indigene Unite, vicini della delegazione Miguel Hidalgo, l'Unione di commercianti di Tepeapulco-Sahagún, società civile, sindacalisti dell'Istituto Nazionale di Antropologia e di Storia, l'ex deputata ed attivista Adriana Luna, i pittori Gabriel Macotela e Mariana Salido, tra gli altri, si sono dati appuntamento per appoggiare gli attivisti.

Si sono realizzate cerimonie per "ricaricare di energia" ai tre attivisti in digiuno, utilizzando alcuni riti tradizionali e crani di vetro che rappresentano Quetzalcóatl.

In primo luogo, l'accampamento degli scioperanti - che si trovava sul marciapiede di fronte alle opere – è stato trasferito all'accesso alla proprietà dove si costruisce il Wal-Mart, ostruendo l'entrata.

Ma è durato solo due ore, perché un gruppo di circa 60 persone, con a capo il delegato del quartiere La Purificación, Dino Gutiérrez Salas, ed il presidente del Consiglio di Partecipazione Cittadina, Enrique Alarcón Sarabia, si è cominciato a riunire nella strada Cruz de La Misión, col proposito di sloggiare il presidio.

Il gruppo di scontro ha aggredito verbalmente quelli che stavano dimostrando la loro solidarietà al movimento ed ha aperto degli striscioni a favore della multinazionale, proprio davanti al presidio. Sono passati vari minuti di insulti ed hanno anche dato degli spintoni agli attivisti.

Quando, alle 14 e 30 il gruppo favorevole alla costruzione ha avanzato verso l'accampamento degli scioperanti col proposito di sloggiarli, gli attivisti - tra i quali Jesusa Rodríguez e i difensori del Casinò della Selva - si sono presi per mano formando un cerchio intorno al presidio per proteggere i tre digiunanti. Nel frattempo gli scioperanti stavano ancora effettuando rituali dentro il circolo.

La catena umana di solidarietà è riuscita a fermare il gruppo di scontro. Ci sono stati vari minuti di tensione prima che quelli favorevoli alle opere si ritirassero di pochi metri.

I digiunanti hanno cercato di dialogare coi rappresentanti della comunità, ma sono stati aggrediti verbalmente, per cui hanno deciso di trasferire il loro accampamento-presidio verso la porta uno e l’accesso principale della zona archeologica di Teotihuacán per evitare uno scontro.

"Trasferiamo il nostro sciopero di fame verso la zona archeologica per evitare scontri e una guerra fratricida. Gli unici responsabili di ciò che succede sono le autorità. Chiediamo al governatore dello stato di Messico che metta fine a questo e compia la sua parola di riubicare e chiudere il centro commerciale", ha detto D'Herrera Arizcorreta.

Jesusa Rodríguez ha segnalato che gli attuali funzionari dell'INAH si stanno di sicuro arricchendo permettendo la costruzione "e sappiamo molto bene che non vogliono seguire la legge, perché la legge esiste e che loro si dichiarino senza mezzi legali, per far chiudere le opere, è un'arguzia assolutamente falsa".

Intanto il fatto che il governatore Arturo Montiel abbia dichiarato che riubicava il centro commerciale, ma non che fermava le opere "significa, o che sta negoziando all'oscuro, o che l'annuncio è stato fatto per zittire momentaneamente la protesta, per diluirla e continuare clandestinamente la costruzione.

La situazione è grave in questo momento: se il governatore ha fatto una dichiarazione ma non ha agito, significa anche che la multinazionale sta violando la legge. Pertanto, se non c'è legalità, credo che stia arrivando il momento della disubbidienza civile".

Nel pomeriggio, i gruppi in appoggio al movimento hanno marciato verso la zona archeologica, per accompagnare il trasferimento dell'accampamento-presidio.

(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)

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