Parole dell'EZLN il 1 marzo 2001 in Querétaro

Fratelli e sorelle della società civile di Querétaro

Fratelli e sorelle della società civile nazionale ed internazionale che accompagnate questa carovana

Vogliamo ringraziarvi di averci aspettato tutto questo tempo e di averci ricevuto sotto il vostro degno cielo.

Tenterò di non dilungarmi troppo perché, come sapete, tra poco arriveranno per fucilarci sul Cerro de las Campanas.

Inizieremo dando una lezione di storia, completamente gratis, all'autonominatosi "Governatore" di Querétaro, Ignacio "El Firulais" Loyola, cugino primo di quell'Albores "Crocchetta".

Molto tempo fa, nel periodo dell'invasione francese, il popolo messicano si trovava in piena guerra contro il governo conservatore di Massimiliano d'Asburgo. L'imperatore si vide obbligato ad abbandonare Città del Messico cercando riparo in qualche località controllata dalle forze conservatrici.

Il governo di Querétaro era allora nelle mani, come ora, di una persona reazionaria e fu qui dove si rifugiò l'imperatore Massimiliano.

L'Esercito Juarista attaccò la piazza, iniziando l'assedio di Querétaro in un giorno come oggi, ma del 1867. Il 15 maggio, Massimiliano consegnò la propria spada in segno di resa e fu fucilato sul Cerro de Las Campanas il 19 giugno del 1867.

Quindi, se "El Firulais" Loyola conoscesse la storia dello Stato che dice di governare, si renderebbe conto che fu un governo conservatore, come il suo, ad essere sconfitto da un esercito patriota, come il nostro, e coloro che finirono fucilati sul Cerro de Las Campanas furono i conservatori (come lui) e non i patrioti (come noi).

Se utilizziamo la storia nazionale, inno compreso, lo dobbiamo fare bene e dobbiamo agire coerentemente, per cui "El Firulais" Loyola porti le sue ossa da un'altra parte.

Da parte nostra, ringraziamo sentitamente il lavoro di propaganda per questa marcia, realizzato dal "Firulais" Loyola, con la sua superba stupidità.

Senza i suoi latrati, molti non avrebbero saputo del passaggio della nostra marcia per Querétaro.

Di fatto, è stato lui a rendere irresistibile il nostro passaggio su queste terre, sebbene la segreteria statale del turismo promuova soltanto le sue muraglie e non le altre belle cose che ci sono in Querétaro. Per non andare tanto lontano, la gente degna che ci vive: voi, i Queretani.

Comunque, il tollerante governatore di Querétaro, ha ottenuto quello che non avremmo mai pensato di fare prima: venire a Querétaro. Siamo talmente contenti che gli abbiamo perfino portato un osso in regalo.

(E' un osso dipinto su un foglio, perché lui è pur sempre governatore sulla carta).

Lo lasciamo qui perché, siccome ci fucileranno, non potremo darglielo personalmente. Da quanto sappiamo, egli non è disponibile a dirigere il plotone di esecuzione, perché non è sicuro che non sparino a lui invece che a noi.

(Nota: Quando il comandante Tacho ha letto questa parte mi ha chiesto: "Noi chi?, se dicono che fucileranno solo te".

Io gli ho risposto "ma è un concetto collettivo e non so quanto collettivo".

Così è iniziata una delle nostre piacevoli sessioni di "Critica ed Autocritica" che si è interrotta solo quando è arrivato a Tephé, Hidalgo, un agente di assicurazioni sulla vita!

Quantunque la polizza coprisse i casi di "Fucilazioni ordinate da idioti", abbiamo dovuto chiedere un prestito in banca ed ora, oltre al fatto di volerci fucilare, ci vogliono sequestrare perfino gli stivali. Perché i banchieri dicono che non gli piacciono gli stivali che portiamo. Sono altri gli stivali che piacciono loro. Fine della nota).

Come sia, se oggi non ha tempo, potrà tentare tra qualche giorno, perché sappiamo che tra i membri del Parlamento Messicano, esiste l'intenzione di dialogare con la delegazione zapatista in quella che fu la culla della nostra attuale costituzione. Vediamo se qualcuno avvisa "El Firulais" Loyola che è Querétaro la culla della Costituzione che ci regge.

Questo non impedirà che constati che, anche se saremo molto fucilati, dialogheremo con il Parlamento Messicano per ottenere il riconoscimento costituzionale dei diritti e della cultura indigeni.

Bene, fratelli e sorelle, dobbiamo affrettarci perché si sa che se di qualcosa abbiamo paura noi zapatisti, è della morte (ah! ah!), per questo abbiamo scelto la professione di guerriglieri invece di quella di governatori statali.

Approfittiamo del fatto che non ci hanno ancora fucilato per mandare a dire ai nostri fratelli zapatisti detenuti nel carcere di Querétaro, Sergio Jerónimo Sánchez e Anselmo Pérez Robles, che non siano tristi, che presto saranno liberi e che il loro posto in carcere sarà occupato da quelli che ora stanno governando senza neppure conoscere la storia del loro stato.

Oltre che per il cortese invito del "Firulais" Loyola, siamo arrivati fino a qui per dire a Sergio Jerónimo Sánchez e Anselmo Pérez Robles una cosa che ci ha insegnato a dire gente come la degna e combattiva società civile di Querétaro: Non siete soli!

La loro libertà non è solo una nostra richiesta, l'hanno fatta loro centinaia di migliaia di messicani che abbiamo incontrato in questi giorni e certamente la faranno loro i milioni che incontreremo sul nostro cammino in marcia verso la capitale del Paese.

Sergio e Anselmo:

da parte delle vostre famiglie, degli amici, dei compagni di lavoro e di lotta e, in generale, del popolo di Querétaro: Non preoccupatevi.

Qui di fronte a me c'è un buon numero di tutti e tutte loro.

Li vedo bene.

Bene, veramente l'unica cosa cattiva che vedo è il governatore. Lui non sa che il vaso di pazienza della gente non può più contenere altri affronti rispetto a quelli che già riempiono i loro cuori. I futuri soprusi traboccheranno e diventeranno ribellione.

Sulla base di quanto sopra, io, El Sup, dichiaro che, nel pieno uso delle mie facoltà suicide e alla vigilia di essere fucilato a Querétaro, più esattamente sul Cerro de Las Campanas, da un imbecille che non conosce neppure l'inno nazionale né la Costituzione Messicana, vedo che il vaso è già traboccato in questo ed in altri Stati del Paese e non dico altri nomi perché dobbiamo ancora percorrere 6 Stati.

E questo sarà possibile se la fucilazione non ci compromette un po' la salute o non ci buca le gomme dell'autobus.

(Altra nota: Dicono i "Barzonisti" che andranno alla marcia con i trattori. Io ho chiesto loro perché non portavano anche una coppia di buoi. Con quello di Querétaro e qualche altro governatore, completavano la coppia necessaria. Pensandoci bene, in questo ruolo, il governatore di Querétaro vale per due. Fine di un'altra nota.)

Il popolo di Querétaro non ha nulla da temere dagli zapatisti. Veniamo in pace per invitarli a lottare con noi per il riconoscimento costituzionale dei diritti e della cultura indigeni.

Nemmeno il governatore Loyola deve temerci.

L'unica cosa di cui deve temere è il giudizio della storia e del popolo di Querétaro. Sarà colpevole per entrambi.


Fratelli e sorelle:

Sì, credo anch'io di star passando per sfrontato, ma si sa che non siamo stati noi ad iniziare.

Noi eravamo molto tranquilli là nella Selva Lacandona, approfittando della sicurezza che ci garantivano 70.000 soldati che stanno proteggendo l'integrità nazionale con lavori come il taglio dei capelli e l'uso, come bordelli, delle case degli indigeni tojolabales e zapatisti di Guadalupe Tepeyac, mentre questi sono ancora esiliati.

Ce ne stavamo molto tranquilli perché avevamo già trovato il cammino più rapido e sicuro per arrivare a Città del Messico, per dialogare con il Parlamento Messicano ed ottenere così il riconoscimento costituzionale dei diritti e della cultura indigeni.

Perché, dopo aver esaminato molto bene le mappe, siamo arrivati alla conclusione che la strada più sicura era ed è quella che passa per il cuore della gente.


Fratelli e sorelle:

Ora che mi ricordo, come mi hanno detto i comandanti David, Tacho e Zebedeo, qui a Queretaro dovevo parlare dei 3 segnali che abbiamo chiesto per il dialogo con Fox e di quello che ci hanno insegnato i nostri antenati riguardo al cammino per arrivare alla verità.

Quindi, eccoli:

I 3 segnali sono: Liberazione di tutti i prigionieri politici zapatisti in Chiapas, Tabasco e Querétaro; Il riconoscimento costituzionale dei diritti e della cultura indigeni; Il ritiro delle postazioni militari dell'esercito federale a La Garrucha, Río Euseba e Guadalupe Tepeyac.

Altro punto, un grande saggio e capo maya di nome Jacinto Canek, ci ha insegnato che, oltre alla conoscenza, anche l'emozione, cioè, il sentimento, è un modo di penetrare nella verità delle cose.

E che anche l'ironia è la strada per la quale l'altro può imparare questa verità.

Bene, quest'ultima cosa non l'ha detta Canek.

Veramente, lo dico io. Ma non fate troppo caso a me, perché divento sempre così in vista della mia fucilazione.

Mi è già successo prima.

Per cui, fermatevi solo a quello che ci hanno insegnato i nostri antenati indigeni:

A volte, anche con il cuore si arriva alla conoscenza e non solo con il pensiero.

E ci sono volte in cui la conoscenza è possibile solo con il cuore.

Bene, anche quest'ultima cosa non l'hanno detta i nostri antenati indigeni, ma sono sicuro che lo avrebbero detto.

Ed i compagni delegati non mi hanno detto di dire quello che segue ma, come me, lo sentono:

Grazie Querétaro!

Ci vediamo sul Cerro de Las Campanas!

Pardon...

Ci vediamo a Città del Messico.

DEMOCRAZIA!

LIBERTÀ!

GIUSTIZIA!

Da Querétaro, Querétaro.

Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comando Generale dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Messico, marzo 2001

P.S.: - Ah! Dimenticavo. Quando ci fucileranno, non vogliamo che ci bendino gli occhi. Dal 1 gennaio 1994 in questo paese è proibito bendare gli occhi a chiunque.


(traduzione del Comitato Chiapas "Maribel" - Bergamo)

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