MANIFESTO contro la repressione e per la pace

8 febbraio 2000

Alla comunità universitaria nazionale e internazionale

Ai popoli del mondo

L'intervento del governo federale messicano nel conflitto universitario attraverso l'assalto poliziesco-militare contro tutti i dipartimenti della UNAM cerca di essere una dimostrazione di forza per impaurire la società.

Pretende di frustrare un movimento sociale di grande profondità che è espressone del desiderio della società di disporre di un'educazione pubblica, gratuita, di qualità e con proiezione nazionale.

Il governo federale giustifica il suo intervento adducendo che il conflitto universitario si è trasformato in un "problema di Stato" visto che vi sono coinvolte organizzazioni sociali non universitarie. Ma tutto questo è normale in tutti i paesi in cui l'esclusione porta alla confluenza delle necessità, dei desideri e delle rivendicazioni. Non volerlo vedere è miopia intenzionale dalla conseguenze funeste.

Di fatto si è implementata una strategia per legittimare questa flagrante trasgressione all'autonomia universitaria. Si è inventato un plebiscito a cui ha partecipato solamente un 40% della comunità universitaria, ma che tuttavia è stato presentato come "espressione maggioritaria" della stessa e si è usato come presunto avallo per le azioni repressive contro il movimento studentesco. Si è continuato con una tattica provocatrice, sviluppata dalla destra universitari e dai gruppi di scontro chiamati "porros", per far scontrare gli studenti tra loro e favorire lo sgombero delle sedi occupate, così come è successo con i tragici fatti della Preparatoria 3 (il 1 febbraio).

L'occupazione della UNAM questa domenica nera, 6 febbraio, da parte della Polizia Federale Preventiva (in realtà militari travestiti da poliziotti), così come l'arresto dei quasi 750 studenti rappresentano il culmine della permanente incapacità negoziatrice delle autorità accademiche, consigliate in ogni momento dai loro pari federali (specialmente dal Ministero degli Interni). Strategia e attitudini che ricordano quelle applicate al conflitto chiapaneco contro gli zapatisti.

E' significativo che le misure massime di aggressione al movimento studentesco si siano messe in moto dopo l'aggressiva dichiarazione di leader imprenditoriali, religiosi e dei mezzi di comunicazione in cui si identificavano gli studenti come "una minoranza con fini altamente destabilizzanti", quindi da reprimere con "misure che coniughino intelligenza, rapidità, efficacia e prudenza", secondo quanto dice la rivista Proceso di questo tragico 6 febbraio.

Il governo federale si è sentito appoggiato e ha compreso che poteva imporre misure da TERRORISMO DI STATO, come lo sono gli interventi con la forza e le imputazioni di delitti falsi per impedire libertà provvisorie e rendere seriamente difficile la difesa dei colpevolizzati. Per quanto siano meccanismi per provocare paura fin troppo noti - propri dei governi deboli che dipendono dall'appoggio della ricchezza per imporre le proprie politiche - è storicamente provato che hanno come conseguenza la recrudescenza dei conflitti.

Le autorità universitarie giustificano questo intervento come l'unica possibilità per recuperare lo spazio universitario. Niente di più falso: questo spazio è stato gestito con accordi tra scioperanti e non scioperanti in assemblee congiunte a favore della ripresa del dialogo e da un Congresso Universitario veramente democratico. Al contrario, le azioni che riproviamo tenderanno a scindere e a polarizzare ancor più la comunità universitaria e a ricaratterizzare le autorità come inetti e autoritari burattini del governo federale.

Bisogna smascherare l'uso che si fa del concetto di "Stato di Diritto" per esercitare esclusivamente il suo carattere punitivo, presentandolo - questa è l'anacronistica logica del diritto naturale - come un ordinamento giuridico infallibile e immutabile, che deve solo difendere i privilegi dei potenti: un diritto che non garantisce né equità né giustizia.

Lanciamo un invito agli intellettuali democratici e al popolo in generale a non lasciarsi manipolare dalla proposta del Congresso Universitario lanciata dal Rettore Juan Ramón de la Fuente, poiché è una formula non rappresentativa studiata per poter essere controllato dalle autorità.

Rimanendo così come è, questa proposta non permetterà un dibattito democratico né risoluzioni che contribuiscano a modificare realmente le posizioni di privilegio della burocrazia universitaria. Di fronte a una prospettiva di questo tipo, molti universitari coscienti ritireranno la loro partecipazione da questo evento.

Invitiamo tutti gli universitari democratici a ricomporre i nostri spazi di lotta per una vera riforma universitaria e a manifestare la loro condanna ai gravi fatti avvenuti i giorni 1 e 6 febbraio all'UNAM.

Vi chiediamo di comunicare le vostre adesioni a questo documento all'e-mail: misg5796@cueyatl.uam.mx

(Per favore tradurre questo messaggio in inglese, francese, tedesco, giapponese. e in tutte le lingue possibili)

[Fonte: Fzln-l@listas.laneta.apc.org http://www.laneta.apc.org/mailman/listinfo/fzln-l]


(tradotto dall'Associazione Ya Basta! Per la dignità dei popoli e contro il neoliberismo - Lombardia)



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