Boletin Chiapas al Día n. 172 del 4 settembre 1999

SOS per il Messico

Gustavo Castro Soto

La guerra in Chiapas raggiunge situazioni sempre più critiche e si è acutizzata particolarmente nella Selva Lacandona negli ultimi tre mesi.

Nella nostra ipotesi centrale la posta in gioco è fondamentalmente l'implementazione della globalizzazione del neoliberismo e della sua continuità dopo l'anno 2000.

Il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, l'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e l'Unione Europea si aspettano che il presidente Zedillo non devi l'agenda del riaggiustamento strutturale del Messico: eliminazione dei sussidi, privatizzazioni, apertura commerciale, pagamento del debito estero, rafforzamento degli accordi bilaterali di libero commercio con l'America Latina, condizioni ottime in termini politici, sociali e di sicurezza degli investimenti, tra altri elementi in cui si trova la soluzione favorevole del conflitto in Chiapas.

Tuttavia, parallelamente, il conflitto riflette internamente un altro elemento politico fondamentale: l'egemonia del partito ufficiale che ha controllato l'apparato dello stato per decenni. La classe politica che si rifiuta di abbandonare il potere. E' questo, il potere per il potere, oltre gli interessi transnazionali delle grandi potenze.

L'agenda internazionale sta avanzando: nel 1994 entriamo nel Trattato di Libero Commercio con l'America del Nord (TLC o NAFTA) ed il Messico entra nell'esclusivo club dell'OCSE; nel 1995 Il Messico partecipa alla Commissione sulla Democrazia attraverso i Diritti, nella relazione della Banca Europea di Ricostruzione e Sviluppo; nel 1996 partecipa ai lavori del Gruppo ad hoc sulla Corruzione; nel 1998 svolge un lavoro come osservatore nei Comitati di Assessori Legali nel Diritto Internazionale Pubblico, Educazione Superiore e Investigazione e Culture; nel 1999 si unisce al Gruppo di Esperti sui Problemi del Crimine; adesso sta per entrare come osservatore del Consiglio d'Europa, insieme agli Stati Uniti, al Canada e al Giappone, il cui interesse per il Messico è quello di consolidare il suo impegno nei valori della democrazia, dei diritti umani e rafforzare il processo di profonde riforme portate avanti negli anni recenti per consolidare il suo stato di diritto, secondo quanto detto dal Ministro degli Esteri Rosario Green.

A tutto questo dobbiamo aggiungere gli accordi commerciali del Messico con il resto dell'America Latina.

Unendo le due tendenze (preoccupazione per deviare il progetto economico del paese e la perdita per il PRI del potere politico) la escalation di violenza si rende evidente, da quest'ottica interpretiamo gli ultimi fatti e la strategia governativa.

Per alcuni analisti non è in gioco e nemmeno in pericolo il progetto economico come problema di fondo, né considerano che il PRI abbia perso egemonia e che ancor meno possa perdere il potere della Presidenza della Repubblica, né il governo del Chiapas nel 2000. Secondo queste analisi l'attitudine scelta dal governatore supplente del Chiapas e dalla federazione è semplicemente una postura di guerra e la voglia di schiacciare gli indigeni, con un percorso molto lento e senza che ci siano ragioni economiche, politiche e di contesto che spieghino il suo modo di agire, indipendentemente da quanto succede nel mondo.

Tuttavia noi pensiamo che il problema sia più profondo e complicato, che non si possano analizzare i fatti senza tenere conto della situazione mondiale attuale e delle congiunture politiche che acutizzano le contraddizioni.


Le tendenze ci sembrano chiare, tra le altre:

  1. Il partito ufficiale (PRI), negli ultimi anni, sta perdendo consenso e simpatia tra la popolazione del Chiapas e, in generale, a livello nazionale. L'opposizione conquista terreno. Tuttavia le nuove campagne pubblicitarie del partito ufficiale, che oggi si commentano in tutto il paese, possono in pochi mesi ribaltare il lavoro dell'opposizione che è durato anni.

  2. Il PRI continua la sua debacle e la sua decomposizione che resiste poco alle pretese aperture di democrazia interna. Non possiamo scartare gli "omicidi eccellenti" politici.

  3. Le privatizzazioni seguono un processo accelerato, come spinto dalla crescita della povertà. Allo stesso modo proseguono l'eliminazione di tutti i sussidi e le risorse per i programmi di lotta della povertà. Secondo i dati ufficiali aumentano sempre più i prestiti esteri che, paradossalmente, tendono ad impoverire un paese obbligato a pagare il suo debito estero.

  4. Il potere d'acquisto va cadendo, così come l'occupazione.

  5. Le campagne tendono ad una crisi devastante che riguarda l'agricoltura e i milioni di contadini e indigeni del paese. La sovranità alimentare va in decadenza e verso una maggiore dipendenza verso gli Stati Uniti.

  6. Il debito estero continua a mangiucchiare le viscere dell'economia messicana mentre la banca si trova impantanata in mezzo a scandalose frodi che fanno pesare un sistema finanziario debole sulle deboli spalle dei sempre più numerosi milioni di poveri che devono salvare la banca.

  7. L'aumento della militarizzazione si sta estendendo in tutto il paese e si dispiega con il maggior numero di effettivi militari, con maggiori postazioni al di fuori delle caserme, con la maggior spesa pubblica e con la struttura e l'apparato dello stato, così come per la sua ingerenza nei tre livelli del governo. Non investe solo più il Chiapas, ma anche il Guerrero, Oaxaca e stati del centro e del nord del Messico.

  8. Continua l'aumento della violenza e della violazione dei diritti umani.


Quindi, mentre si acutizza la perdita della sovranità nazionale, la dipendenza del Messico verso l'estero si aggrava: dipendenza militare verso gli Stati Uniti; dipendenza alimentare verso il vicino del nord, dipendenza nella lotta alla povertà, al preventivo di spesa pubblica e delle politiche sociali, verso i prestiti della Banca Mondiale; dipendenza economica di un presunto sviluppo che non si capisce senza l'investimento straniero diretto, ecc.


Il governo federale, per mezzo del governatore supplente e dell'Esercito ha, secondo noi, i seguenti obiettivi:

  1. Vincere le elezioni di governatore dello stato del Chiapas nel 2000 e concedere il voto maggioritario al Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) alla presidenza della Repubblica. Per questo è necessario evitare un'alleanza delle opposizioni che sconfigga il partito ufficiale e che potrebbe unire non solo i partiti politici ma anche le organizzazioni sociali.

  2. Impedire l'avanzata dell'EZLN, isolarlo e distruggerlo politicamente, economicamente e militarmente.

  3. Impedire che la Diocesi di San Cristóbal de Las Casas continui con la sua linea pastorale.

  4. Ridurre il problema del Chiapas a livello statale e svincolarlo dalla dinamica nazionale.

  5. Porre le condizioni o le basi per facilitare l'investimento straniero diretto nell'industria idroelettrica, petrolifera, di esportazione agraria, ecc.

  6. Distrarre l'attenzione da problemi fondamentali per la nazione, come la privatizzazione dell'energia elettrica e delle ferrovie (processo terminato il 31 agosto), la frode sul Fondo Bancario di Protezione del Risparmio (FOBAPROA), tra gli altri.


Dei meccanismi che il governatore supplente Roberto Albores e l'Esercito usano per raggiungere quanto detto possiamo menzionare, tra gli altri:

  1. Il lancio di una campagna di linciaggio contro il senatore indipendente, ex membro della Commissione di Concordia e Pacificazione (COCOPA), ex priista ed ora possibile candidato dell'alleanza d'opposizione in Chiapas per le prossime elezioni. Per questo resuscita il problema de Los Chimalapas, territorio confinante con il vicino stato di Oaxaca, paga volantini e manipola l'informazione per creare un ambiente avverso alla sua campagna di proseliti. Questa campagna non ha avuto successo.

  2. Riuscire ad evitare che il vescovo Raúl Vera arrivi al vescovado di San Cristóbal de Las Casas.

  3. Costosissime campagne pubblicitarie per lo stato, su televisione, radio e giornali per generare un'immagine positiva del governatore supplente e delle sue opere sociali.

  4. Campagne per mettere in relazione il movimento "ultra" degli scioperanti dell'Università Autonoma del Messico (UNAM) con l'EZLN e provocare un linciaggio politico e sociale sia a Città del Messico che in Chiapas contro i due attori che tengono in scacco il governo. Allo stesso modo pretende di impedire la relazione dell'EZLN con altre mobilitazioni nazionali contrarie al progetto neoliberista e delle privatizzazioni.

  5. Campagna xenofoba non solo contro gli stranieri, ma contro messicani non chiapanechi, per far sì che il presidente municipale di San Cristóbal de Las Casas e gli autodefinitisi auténticos coletos di questa città, così come i priisti delle comunità, spinti, reagiscano generando un ambiente di violenza, divisione e ostilità con totale impunità. Da parte loro le autorità migratorie acutizzano la persecuzione contro gli stranieri nella città di San Cristóbal de Las Casas.

  6. Provocare lo scontro tra zapatisti e priisti attraverso i municipio alboristi contrinsurgenti. Il governatore supplente spera di riuscire a formare più di 20 nuovi municipi prima della fine dell'anno. Inoltre non solo dà priorità a quelli che rientrano nella sua proposta originale, ma a quelle comunità priiste che desiderano unirsi alla remunicipalizzazione e che offrono un buon terreno per contrastare la forza dei municipi autonomi zapatisti. In questi nuovi municipi si inseriscono ora accampamenti militari e di polizia che offrono una trincera legale in cui operare. Adesso il governatore supplente promuove la Fondazione Sociale per il Chiapas, composta da investitori che si uniscono alla constroinsurgenza, il cui primo compito sarà quello di raccogliere 20 milioni di pesos per i 7 nuovi municipi che iniziano, con autorità illegalmente imposte, ad operare senza risorse e strutture in cui lavorare.

  7. Il governatore supplente promuove azioni che sembrerebbero isolarsi dalla federazione ed assumere responsabilità per proprio conto in quanto diretto interlocutore con l'EZLN e non con il presidente Zedillo. Allo stesso tempo richiede un dialogo diretto con l'EZLN e propone la formazione di una COCOPA statale.

  8. Promuove ed appoggia le campagne del precandidato ufficiale del PRI alla presidenza della Repubblica, Francisco Labastida Ochoa, ex ministro degli Interni e responsabile di aver aumentato la politica per il Chiapas e contro l'EZLN e le comunità indigene dal gennaio del 1998.

  9. L'Esercito Messicano crea un'infrastruttura controinsurgente necessaria. A Ocosingo ha portato avanti la costruzione di strade e sentieri intorno alla zona di conflitto, come ha fatto anche nelle zone del Nord e de Los Altos. Il problema di Amador Hernández è l'esplosione di questo processo. Da parte sua il governo supplente pretende di dimostrare che comanda l'Esercito federale e che gode di indipendenza dal presidente della Repubblica, e che impone un discorso di "sviluppo", ma militarizzato. Questa volta, però, l'Esercito, che in altre occasioni ha effettuato lavori di costruzione di strade, nel caso di Amador Hernández mette davanti una impresa costruttrice civile per giustificare la necessità della sicurezza dei lavoratori. In altri casi i paramilitari, i priisti e la polizia sta davanti. Non bisogna dimenticare anche che la comunità di Amador Hernández fa parte di un municipio autonomo zapatista ma è il luogo in cui il governatore supplente propone una remunicipalizzazione controinsurgente; di nuovo la disputa per il controllo politico e militare di regioni strategiche.

  10. L'Esercito Messicano ha guadagnato nuove posizioni militari, accampamenti, posti di blocco e caserme da cui non si vuole tornare, come è successo durante l'offensiva del febbraio '95. Si è già trincerato in San Cayetano, municipio di El Bosque, in San Jeronimo Tulijá, nonostante la mobilitazione di massa di indigeni e società civile contraria. In Chiapas esiste una guerra, ma la provocazione al fuoco aperto è latente e i fatti di San José La Esperanza ne sono una dimostrazione. Il cessate il fuoco è già stato rotto dall'Esercito federale in almeno due occasioni: a) il massacro di El Bosque del giugno 1998 e b) San José La Esperanza nell'agosto scorso, che forma anche parte di un municipio controinsurgente del governatore supplente. Tuttavia l'Esercito e il Governo Federale hanno negato non solo di essere responsabili dei fatti, ma persino l'esistenza stessa di morti e feriti.

  11. L'Esercito Messicano conquista posizioni strategiche in termini politici, economici e militari utilizzando anche il pretesto della riforestazione delle migliaia di ettari bruciati nel 1998, incendi causati, come molte organizzazioni e comunità indigene avevano segnalato, a scopo controinsurgente. Postazioni in municipi alboristi controinsurgenti, in centrali idroelettriche, in pozzi petroliferi e in luoghi di investimento con la funzione di aumentare le possibilità di eliminare rapidamente l'EZLN nel caso fosse necessario. Per l'isolamento dell'EZLN anche i priisti appostati nelle comunità con i loro posti di blocco, la polizia e le autorità migratorie hanno una funzione primitiva.

  12. L'offensiva giuridica e unilaterale del governo supplente si riassume nella Legge per il Disarmo dei Gruppi Armati in Chiapas, nella Legge di Diritti e Cultura Indigeni, nella Legge di Riforestazione e nella Legge di Remunicipalizzazione.


Il Chiapas si caratterizza adesso per la mancanza di legalità e dello "stato di diritto":

  1. Fu illegale l'instaurazione dell'attuale Congresso locale alla fine del 1998 dopo le elezioni statali, visto che la ripartizione delle poltrone è stata fatta senza aver effettuato le elezioni in tre distretti. I partiti di opposizione lo denunciarono senza successo.

  2. Sono illegali le azioni dell'Esercito Messicano: richieste di passaporti e documenti, violazioni di domicilio senza mandato, appropriazione di terreni e pascoli degli ejidos, registrazione di veicoli e documentazione dei passanti, detenzione di indigeni sui sentieri, ecc. Le loro azioni vanno al di là della presunta applicazione della Legge Federale su Armi da Fuoco e Esplosivi. Le loro avanzate nelle posizioni violano la legge del Dialogo per la Pace e la Riconciliazione in Chiapas, gli Accordi di San Andrés, la Convenzione 169 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro su Diritti Indigeni e Tribali, il II Protocollo della Convenzione di Ginevra (non firmato dal governo del Messico), la Costituzione Politica messicana, ecc.

  3. La remunicipalizzazione è unilaterale e i suoi procedimenti illegali, oltre a violare gli Accordi di San Andrés.

  4. Sono illegali le nuove autorità dei 7 consigli municipali visto che la loro formazione non è contemplata nella costituzione.

  5. La mancanza di libertà di transito e le vessazioni per proibirla, nelle regioni della Selva, Norte e Altos, viola la Costituzione Politica.

  6. Sono illegali la formazione e la proliferazione di gruppi armati e paramilitari, oltre alla partecipazione diretta o indiretta delle forze di polizia e militari, come affermano le comunità, testimoni e gli stessi detenuti "ex militari" ed "ex poliziotti".

  7. La legge sul disarmo dei gruppi paramilitari è impune e unilaterale.

  8. E' unilaterale la legge statale di Diritti e Cultura Indigena e viola gli Accordi di San Andrés.

  9. E' unilaterale la proposta di una Commissione di Concordia e Pacificazione (COCOPA) statale e viola gli accordi di San Andrés e la legge per il dialogo e la pace in Chiapas.

  10. E' illegale il governatore supplente visto che la sua elezione non risponde alle richieste della Costituzione Politica del Chiapas che nell'articolo 35, comma IV, dice che per essere governatore si richiede "non avere impiego, carica o commissione della Federazione o dello Stato e, nel caso, rinunciarvi e separarvisi almeno 90 giorni prima dell'elezione". Roberto Albores rinunciò solo qualche giorno prima.

  11. Sono illegali le espulsioni di stranieri.

  12. Sono illegali gli aiuti economici dell'erario pubblico alle campagne dei candidati del PRI per le elezioni statali del 1998, da parte del governatore Roberto Albores Guillén, secondo le stesse denunce del Partito di Azione Nazionale (PAN), come illegali sono gli aiuti al precandidato ufficiale, Francisco Labastida Ochoa, durante la sua visita in Chiapas nel mese di agosto, denuncia fatta da un altro priista, Roberto Madrazo.

  13. E' illegale l'arresto e la violenza contro i mezzi di comunicazione come nel caso di Cuxuljá, dove poliziotti, con la presenza di militari, hanno aggredito giornalisti, picchiandoli, togliendogli documenti e minacciandoli.

  14. Con gli spostamenti della popolazione dovuti alla presenza dell'Esercito Messicano e dei paramilitari, sono illegali l'impunità, la privazione del libero transito e della libertà di culto, e le violazioni ai diritti umani dell'educazione, salute, terra e ai "Principi Rettori degli Spostamenti Interni" dell'ONU, ratificato dal governo messicano.

  15. Sono illegali la privazione della libertà di decine di indigeni basi di appoggio dell'EZLN detenuti oggi a Cerro Hueco e in altre carceri dello stato.

  16. Sono illegali i funzionamenti di molti consigli priisti in cui si violano costantemente le leggi, le norme e i regolamenti municipali per appoggiare le politiche del governo statale.

  17. Sono provocatrici di violenza l'intolleranza e le divisioni, i discorsi del governatore supplente che invita alla reazione adirata contro gli stranieri, contro l'EZLN, contro la società civile che non la pensa allo stesso modo, contro gli universitari, ecc.

  18. Sono illegali e violano gli elementari diritti umani e le garanzie costituzionali le richieste penali del governatore supplente contro gli studenti, le esigenze del presidente municipale di San Cristóbal per espellere l'attrice Ofelia Medina dal Chiapas.

  19. Sono illegali i posti di blocco del gruppo paramilitare Paz y Justicia, come quelli dei priisti, nelle comunità di Ocosingo, azioni che sono state rifiutate dal governatore supplente nel suo Accordo Statale per la Pace e la Riconciliazione in Chiapas del 1998 in cui ha permesso di applicare la legge contro la privazione del libero transito.

  20. Sono illegali e impuni le espulsioni di migliaia di Chamulas senza che il governo faccia nulla.

  21. Sono illegali i posti di blocco polizieschi messi dalla polizia per impedire l'accesso di universitari nello stato del Chiapas, come le pressioni ad altri posti di blocco posti in altri stati in direzione del Distretto Federale.


In mezzo a questo contesto e con queste azioni elencati ci si dimentica che:

  1. Il gruppo paramilitare Paz y Justicia, nella zona Nord, si trova da qualche settimana in un processo di decomposizione, divisione e scontro interno, per aver accusato i propri deputati locali del PRI e altri leader del cattivo uso di stanziamenti pubblici, che potrebbe far scoppiare uno scontro armato in qualsiasi momento.

  2. Il precandidato del PEI alla presidenza della Repubblica, Roberto Madrazo, ha chiesto ragioni al suo partito per la malversazione di fondi pubblici che il governatore supplente avrebbe concesso all'altro precandidato priista, Francisco Labastida Ochoa.

  3. L'aumento dei gruppi paramilitari nello stato.

  4. L'incessante presenza di voli a bassa quota, pattugliamenti, posti di blocco e vessazioni in altri municipi dello stato.

  5. Sul caso della scomparsa, presunta tortura e decapitazione di José Hidalgo Pérez, a San Cristóbal de Las Casas, le autorità hanno segnalato come presunto responsabile un ex militare, che può dare inizio a una nuova scalata di violenza contro membri della società civile urbana. Bisogna segnalare che nella città di San Cristóbal la fisionomia sta cambiando, è sempre più comune, negli ultimi mesi, vedere decine di poliziotti appostati agli angoli, con nuove uniformi nere simili a quelle della polizia giuridica e di stile militare, mentre proliferano case e pensioni per giudiziali e militari.

  6. All'interno del PRI si vive un confronto politico molto forte tra i precandidati che acuisce e polarizza posture all'interno del partito ufficiale secondo cui, sembra, il primo non sia il candidato del presidente Zedillo, Francisco Labastida, nonostante l'ingresso di alti ex funzionari nella sua squadra.


Le organizzazioni contadine (OCEZ-CNPA, OPEZ-BFP, ARIC-Independiente, CIOAC, AEDEPCH, etc.), decine di organismi civili, partiti politici, la Diocesi di San Cristóbal, sindacati, professori e molti altri protagonisti a livello statale e nazionale hanno richiesto, nelle ultime settimane, la smilitarizzazione del Chiapas. Questo è sempre successo ed il governo federale lo ha sempre negato. La resistenza indigena ha un limite ed è quello che si pretende rompere. Tutti dobbiamo fermare questa guerra. Di cosa abbiamo ancora bisogno? Ma le richieste vanno oltre e tornano a ripetersi: processo politico al governatore supplente Roberto Albores Guillén, adempimento degli accordi di San Andrés, ripresa dei negoziati di dialogo di pace e nuova mediazione nel conflitto.

Queste richieste sono state poste con forza dopo il massacro di Acteal nel dicembre 1997, sebbene le richieste di processo all'allora governatore supplente Julio César Ruiz Ferro sono terminate con la sua rinuncia ed il premio di funzionario pubblico all'estero, l'imposizione del nuovo governatore supplente Roberto Albores Guillén ha portato con sé una risposta federale e statale alle richieste composta da nuovi accampamenti militari, operazioni militar-poliziesche contro i municipi autonomi, nuovi detenuti, nuovi rifugiati, nuovi morti, maggiori finanziamenti alla polizia e più effettivi, maggiori vessazioni verso la CONAI fino alla sua scomparsa, verso i partiti politici di opposizione, nuovi ordini di cattura contro i leader delle organizzazioni socilai, ecc.

Quale sarà adesso la risposta? Il governatore supplente ha avvertito che non rinuncerà. Il linciaggio politico si è ribaltato e la risposta può essere ancor più pericolosa per la società. Le apparenti contraddizioni tra la federazione e lo stato del Chiapas, tra il presidente Zedillo e Albores; un "coordinatore per il dialogo" sorpassato dalla situazione attuale, senza credibilità e senza la capacità di generare consensi che dipanare la critica situazione del Chiapas; l'Esercito federale che deve presentarsi davanti all'opinione pubblica per smentire l'infrazione del cessate il fuoco, tra gli altri indicatori, darebbe l'impressione di ingovernabilità, il vuoto di potere e la mancanza di guida politica. Ogni volta è sempre più chiaro che chi governa in Chiapas è l'Esercito federale, capace di rischiare qualunque costo politico al fine del assicurare posizioni militari con funzioni di controinsurgenza, situazione che pone il governo civile nella necessità di giustificare queste azioni per lo sviluppo. Allo stesso modo, nei municipi e nei nuovi municipi alboristi non si muoverà un dito senza il permesso dell'Esercito federale.

Il governatore Albores ha commesso molti errore per la federazione: ha riportato al tavolo nazionale il tema del Chiapas, non ha soddisfatto le aspettative di appoggiare la campagna di Francisco Labastida, non è riuscito nella sua campagna contro Pablo Salazar Mendiguchía, si è tirato addosso le ire di intellettuali e artisti per voler espellere l'attrice Ofelia Medina, i sindacati, gli studenti, gli universitari, i partiti politici, le organizzazioni sociali, la COCOPA; ha dovuto essere smentito dai funzionari federali per molti dei suoi discorsi ed adesso sembra essere rimasto solo; non arrivano gli investimenti desiderati, non funziona la campagna sulla diserzione zapatista, solo per fare degli esempi.

La richiesta di SOS è per il Chiapas, il Guerrero, Oaxaca e il Messico in generale. Il processo della globalizzazione porta con sé un accelerato incremento della povertà, il pericolo della stabilità politica, la coesione nazionale e l'erosione dei tessuti nelle organizzazioni sociali, così come affermato dallo stesso capo della campagna del precandidato priista, Esteban Moctezuma, che è stato titolare del Ministero dello Sviluppo Sociale (Sedeso), nonostante questo ministero abbia dichiarato il 30 agosto che la spesa di 413.693 milioni di pesos stanziati nel 1999 è il maggiore della storia allo stesso tempo la Commissione Sociale della Camera dei Deputati assicura che ammonta all'8.9% del PIL, mentre nel 1994 era dato dal 9.1%.


[Fonte: CIEPAC, A.C. Centro de Investigaciones Económicas y Políticas de Acción Comunitaria

Eje Vial Uno Numero 11 - Col. Jardines de Vista Hermosa - 29297 San Cristóbal, Chiapas, MEXICO

Tel/Fax: en Mexico 01 9 678-5832 - fuera de Mexico +52 9 678-5832]


(tradotto da "si.ro" si.ro@iol.it Associazione Ya Basta! Per la dignità dei popoli e contro il neoliberismo - Lombardia)



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