PROCESO No. 1137

16 agosto 1998

 

I progetti di sviluppo sociale e la guerriglia

Carlos Montemayor

 

Avevamo detto la settimana scorsa che per capire con maggiore oggettività genesi e soluzioni possibili di un movimento armato rurale, si deve accettare che concorrano almeno due dinamiche differenti: la dinamica sociale di polarizzazione che si sviluppa e si afferma in circostanze specifiche regionali e la dinamica militare che si sviluppa e s'afferma con la formazione della strategia e dei nuclei armati della guerriglia.

La prima possibilità di capire male questi presupposti consiste nel considerare svincolato il nucleo armato della guerriglia dalle condizioni sociali che ne stanno alla base. Una seconda possibilità rischiosa è quella di credere che il vincolo tra le condizioni sociali e i nuclei guerriglieri sia meccanico o solo casuale e che non esista, pertanto, un'integrazione profonda tra la guerriglia e la situazione regionale. In entrambi queste interpretazioni, la decisione governativa potrebbe decidere facilmente per un'azione di polizia o militare che soffochi il nucleo armato senza modificare le circostanze sociali della regione. Vale a dire, "il ristabilimento dell'ordine" non implicherebbe la modificazione delle condizioni sociali che forse sono proprio quelle che alterano più profondamente l'ordine sociale a causa dell'ingiustizia e della disuguaglianza economica, politica o culturale.

Una terza forma di interpretare questa tematica consiste nel riconoscere che c'è, in effetti, un vincolo tra i nuclei armati e le condizioni sociali in cui si incubano e da cui sono appoggiati. Con questa interpretazione possiamo considerare la guerriglia come un processo sociale complesso e non come un fugace caso di delinquenza. Però l'interpretazione non è semplice, senza dubbio, dato che richiede che riconosciamo le varie facce di ciascuna delle dinamiche e che esploriamo la funzione del vincolo stesso. Vale a dire, la natura del vincolo tra il movimento armato rurale e le condizioni sociali di polarizzazione regionale diventa in questo caso un elemento prioritario e probabilmente decisivo. Dalla definizione di questo vincolo verrà fuori o che il ragionamento ci porta verso una nuova via per comprendere e risolvere questi processi o che ci fa regredire ad una visione riduzionista che riaffermi, rivelando aspetti pericolosi, opzioni soltanto di polizia e militari.

Riconoscere la dinamica sociale come uno dei componenti dei movimenti armati rurali obbliga, al suo inizio, a programmazioni governative di sviluppo che diano soluzione o attenuino le carenze sociali della zona. A volte, un riconoscimento simile condurrà a riforme municipali, agrarie, educative o elettorali. Però le caratteristiche della campagna messicana impediranno che la gamma di possibilità di cambiamento in una regione di conflitto sia molto ampia: molto presto o un po' più tardi, bisognerà riconoscere come prioritario lo sviluppo effettivo, provvisorio o duraturo. Un attento investimento diventa così indispensabile, come anche i criteri con cui si applica. Un investimento modesto o abbondante esige almeno il chiarimento di due punti principali: primo, le regioni che ne devono beneficiare; secondo, i gruppi, le organizzazioni o i dirigenti che riceveranno ed amministreranno ufficialmente i fondi.

Un governo può riconoscere, quindi, che si debbano modificare o mitigare alcune situazioni critiche di deterioramento sociale di una regione. Però può proporselo per evitare qualsiasi nascita di movimenti armati in questo istante e nel futuro, oppure applicare i programmi di cambiamento e di sviluppo sociale per eliminare un movimento armato specifico. Non è lo stesso applicare progetti di sviluppo pensando in un cambiamento sociale in profondità e a medio o a lungo periodo, che applicarlo per piegare nell'immediato un solo e concreto gruppo armato.

Ci si potrebbe occupare della dinamica sociale regionalmente e perciò con programmi effettivi di sviluppo in due diversi modi: uno, proponendo o addirittura addossando i programmi di sviluppo agli stessi movimenti armati; oppure, applicandoli parallelamente ad un negoziato politico. Nel primo caso, i progetti di sviluppo farebbero parte di una strategia di combattimento e quindi sempre di sterminio dei nuclei armati e delle loro basi sociali. Nell'altro caso, invece diventerebbero parte di un'azione coordinata di negoziato politico. Una cosa sarebbe la pace raggiunta attraverso il negoziato ed il cambiamento sociale. Altra cosa sarebbe la pace raggiunta mediante lo sterminio delle basi sociali e dei nuclei armati. In questo caso, in accordo con l'esperienza messicana, potremmo affermare che si stiano ponendo di nuovo le condizioni per un riaffermarsi della guerriglia. E' qui dove il conflitto del Chiapas richiede di una nuova ristrutturazione, ampia e serena.

L'applicazione di progetti di sviluppo regionale come parte di una strategia di combattimento mostra di soffrire di limitazioni sotto molti punti di vista. La principale è che non si applicano né si sostengono per lo sviluppo sociale in se stesso, ma in funzione del soffocamento dei nuclei armati e delle loro basi sociali. Nessun progetto d'infrastruttura economica, agraria, forestale, di salute, di comunicazioni, sarà effettivo nel lungo periodo di tempo se nasce come strategia di guerra.

Le considerazioni che espongo rispondono a certi segnali che il governo messicano ha cominciato ad emettere con molta chiarezza e pericolosamente dalla metà del 1997, quando il discorso presidenziale affermava che in Chiapas le condizioni sociali nelle quali era sorto l'EZLN erano già state ovviate. Poco tempo dopo, nel luglio del 1997, era stata resa nota, con alcune riserve ufficiali, l'Inchiesta Nazionale su Alimentazione e Nutrimento nell'Ambiente Rurale 1996 (ENAL 1996).

Quando è stata diffusa l'inchiesta, avevo commentato che richiamava l'attenzione come proprio negli stati più violentati per la denutrizione, come Guerrero, Oaxaca e Chiapas, i movimenti armati rurali fossero presenti e che l'occupazione militare aumentasse. C'era un vincolo strutturale tra la guerriglia rurale e le condizioni estreme di povertà? L'esercito doveva trasformarsi nell'unico indicatore ufficiale di progetti concreti a corto e a lungo periodo?

Quando è apparso l'EPR nel guado di Aguas Blancas, ho segnalato che la sierra del Guerrero, dalla Sierra di Atoyac fino a quella che si conosce come Sierra di Tecpan, era una delle regioni con più tradizione di lotta nel Messico per secoli. Negli anni settanta, due movimenti contadini si erano aperti lì la strada in maniera ogni volta più radicale fino trasformarsi in lotte guerrigliere: la lotta diretta da Genaro Vázquez Rojas e quella diretta da Lucio Cabañas. Sono stati movimenti che sono iniziati, prima, con mobilitazioni di raccoglitori di cocco e di contadini in difesa dei loro prodotti, delle terre o per la commercializzazione di prodotti, però al momento della loro organizzazione furono sottoposti sempre alla repressione immediata carceraria o sanguinosa. Nella strategia di combattimento contro queste guerriglie rurali si è ricorso anche, come adesso in Chiapas, all'applicazione di diversi progetti di sviluppo regionale. Con l'occupazione militare sono apparsi crediti per la produzione, alimenti, appoggi per la commercializzazione di prodotti, strade, telefoni, elettricità. Però facevano parte di una strategia di combattimento e si proponevano un obiettivo: lo sterminio dei movimenti armati. Quando questo obiettivo riuscì, i programmi di sviluppo sparirono.

Non bastò però annientare i nuclei armati della guerriglia perché sparissero le necessità sociali e politiche di cambiamento nella regione dove sono stati soffocati. La nascita dell'EPR 20 anni più tardi è un indice che qualcosa c'è di sbagliato in questa strategia di combattimento. Possiamo andar oltre adesso, parallelamente, e affermare che neanche la sparizione dell'EZLN assicurerà lo sviluppo sociale delle zone indigene del Chiapas né cancellerà in un futuro prossimo la rinascita di altri movimenti armati nella regione.


(tradotto dal Comitato Chiapas di Torino)



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