Il costo sociale della guerra in Chiapas

dal Proceso n. 1145 dell'11 ottobre 1998, di Carlos Montemayor

 

In qualche momento del novembre o del dicembre del 1996, il governo messicano ha deciso di ridurre la natura politica e sociale dell'EZLN solo alla sua capacità di fuoco militare. L'assedio militare alle Cañadas era la risorsa effettiva per neutralizzarlo; in termini militari l'EZLN si trasformava in un nemico vinto; non c'erano ragioni per negoziare con lui.

In termini regionali, i gruppi paramilitari avrebbero bloccato lo sviluppo e la mobilitazione delle basi sociali zapatiste nel Nord ed nel Los Altos del Chiapas. Entrambe le risorse erano sufficienti per assicurare il logoramento militare e sociale dell'EZLN. Il suo logoramento militare sarebbe stato raggiunto grazie all'esercito e il suo logoramento sociale con i gruppi paramilitari e le lotte intracomunitarie. Restava solo da programmare il logoramento politico dell'EZLN. Questo richiedeva altri elementi circostanziali.

Però il logoramento sociale per mezzo dei gruppi paramilitari (o gruppi di autodifesa, come li chiama tecnicamente l'Esercito o si autodefiniscono organizzazioni come Paz y Justicia) è lento, lacerante e con effetti devastanti. Apre ferite serie che si prolungano per molto tempo. Il massacro di Acteal è solo un esempio estremo e pubblico. Il logoramento sociale è quotidiano ed incessante. Adesso, con la scomparsa della Conai, con la massiccia espulsione di osservatori nazionali ed internazionali, oltre all'accerchiamento militare nelle Cañadas, c'è un nuovo accerchiamento: quello dell'intimità per lo sradicamento delle comunità zapatiste attraverso i gruppi paramilitari.

Per alcuni anni, le autorità messicane hanno dichiarato ripetutamente in forum nazionali ed internazionali che il conflitto provocato dall'apparizione dell'EZLN si riduceva a quattro municipi del Chiapas. Adesso sappiamo che la strategia militare per soffocare l'EZLN e le sue basi sociali ha esteso la violenza armata a 27 municipi per mezzo di almeno nove organizzazioni paramilitari e che lo stesso esercito ha ampliato il suo raggio di azione a 66 dei 111 municipi che compongono lo stato.

Un documento tra gli altri "Chiapas, la guerra in corso", che il Centro di Diritti Umani "Miguel Agustin Pro Juárez" ha pubblicato nel febbraio del 1998, ha ubicato in quadri descrittivi ognuna delle forze paramilitari, i municipi e le comunità in cui agiscono, le armi di cui dispongono, i nomi di alcuni dei loro membri e dirigenti, i nomi delle istituzioni governative o delle personalità politiche che li appoggiano e, naturalmente, alcune delle azioni criminali commesse impunemente.

Queste organizzazioni paramilitari si estendono in molte regioni del Chiapas. Per esempio, il Tomas Munzer nella zona della Selva (Oxchuc, Ocosingo e Altamirano), il Movimento Indigeno Rivoluzionario Antizapatista nelle Cañadas e a nord della Selva (Las Margaritas, Oxchuc, Huixtan, Altamirano, Ocosingo, Sintalá, San Juan Cancuc), Paz y Justicia e Los Chinchulines nel nord della Selva (Tila, Sabanilla, Tumbalá, Salto de Agua, Palenque, Yajalón, Chilón, Ocosingo, Venustiano Carranza), Alianza San Bartolomé de los Llanos e Fuerzas Armadas del Pueblo nelle Valli Centrali (Venustiano Carranza) e Máscara Roja nel Los Altos (Chenalhó, Larráinzar, Chamula, Pantelhó) e più recentemente Los Puñales ad Amatenango del Valle e Comitán.

D'altra parte il documento descrive ed elenca più di 200 operazioni dell'esercito Messicano effettuate in numerosi municipi del Chiapas tra il 22 dicembre del 1997 ed il 2 febbraio del 1998. Nessuna di queste si è proposta di frenare, disarticolare o disarmare i gruppi paramilitari. Perché l'avanzamento dell'accerchiamento militare è un elemento in più, un elemento sicuramente decisivo nella strategia di guerra, ma solo uno in più a fianco delle forze paramilitari.

Nell'ultima settimana di settembre di quest'anno, l'Esercito Messicano ha incrementato i suoi pattugliamenti nelle vallate di Patihuiz, Betania e Aguazul, entrando in comunità abitate in maggioranza da simpatizzanti dell'EZLN. Marcelo Jiménez Ruiz, presidente dell'Associazione Rurale di Interesse Collettivo Indipendente e Democratica (ARIC Indipendente e Democratica) ha dichiarato il 29 settembre all'inviato de La Jornada, Juan Balboa, che un centinaio di unità militari, in maggioranza formate da carri da combattimento, hanno iniziato a pattugliare dal 26 settembre le principali vallate di Ocosingo, facendo incursioni nelle comunità indigene ed installando posti di blocco per controllare minuziosamente gli abitanti. Ha spiegato che questi nuovi pattugliamenti si sono estesi principalmente sulla strada che collega il villaggio di San Quintín, nella Selva Lacandona, al capoluogo municipale di Ocosingo, sede della XXXIX Zona Militare.

L'accerchiamento militare, quindi, si stringe. Le organizzazioni paramilitari si rafforzano. I sussidi ai programmi di sviluppo regionale sono sottomessi ad una strategia di guerra che favorisce le regioni in cui agiscono le organizzazioni paramilitari. La guerra avanza. Non le interessa più stare nascosta, esce allo scoperto. Eliminata la Conai, chiuso il passo alle organizzazioni di difesa dei diritti umani nazionali ed internazionali, ridotta la presenza fisica degli osservatori nazionali e stranieri, si è consolidata la possibilità di commettere i crimini di guerra che siano necessari.

Per questo all'oscuro governatore, il sostituto di turno, sembra naturale affermare che il subcomandante Marcos è un malato di secondo grado destinato alle carceri del Chiapas. Si sente sicuro perché la guerra lo protegge. Sa come comportarsi ma non ha ancora imparato a parlare. Le autorità che lo comandano, invece, dicono che non ricorreranno alla violenza, che non metteranno mano a misure militari. Nelle parole dicono no alla guerra. Nei fatti la fanno avanzare.

Perché la guerra non ha sempre il volto scoperto. Non appare dicendo che il suo nome è questo. Insisto: cambia i nomi delle cose. Dice che non uccide, né minaccia, né brucia, né distrugge; sono gli stessi villaggi che si affrontano e si combattono tra loro. Per questo ha bisogno di mimetizzarsi. La mimetizzazione è importante affinché la guerra possa agire allo scoperto ed annientare il nemico da sola.

Ma il costo sociale della devastazione d'innumerevoli comunità che simpatizzano con l'EZLN sarebbe terrificante e smisurato. E' giusto pagare un così alto costo culturale e di vite umane, con migliaia di famiglie sfollate in uno degli stati con maggiore denutrizione ed indigeno in Messico e nel continente per annientare un suo gruppo armato? No, non è possibile accettarlo, né sfumarlo. Si sta favorendo una violenza incontrollabile e gettando le basi per una maggiore violenza guerrigliera a largo raggio. Ed è questa barbara distruzione di guerra ciò si vuol far passare come Stato di diritto.

Insisto sul fatto che tutti dobbiamo sapere che si tratta di una guerra. Saperlo con tanta certezza come quelli che la decidono e la portano avanti. Dobbiamo smascherarla e frenarla. Non è il momento di credere che il dialogo si sia interrotto. E' il momento di capire che dobbiamo frenare la guerra. E che il costo sociale della guerra è molto alto per il nostro paese impoverito.

 


(tradotto dall'Associazione Ya Basta! Per la dignità dei popoli contro il neoliberismo - Lombardia)



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